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lunedì 3 luglio 2017

Almeno potercene andare

Almeno potercene andare
far la libera fame, rispondere no.
a una vita che adopera amore e pietà,
la famiglia, il pezzetto di terra, a legarci le mani.
Cesare Pavese, Fumatori di carta


domenica 2 luglio 2017

D'un tratto gridò

D'un tratto gridò
che non era il destino se il mondo soffriva,
se la luce del sole strappava bestemmie:
era l'uomo, colpevole.
Cesare Pavese, Fumatori di carta



sabato 1 luglio 2017

Suona secco stasera...

Suona secco stasera, malgrado la banda
che ha istruito a uno a uno. Non bada al frastuono
della pioggia e alla luce. La faccia severa
fissa attenta un dolore, mordendo il clarino.
Gli ho veduto questi occhi una sera, che soli,
col fratello, più triste di lui di dieci anni ,
vegliavamo a una luce mancante. Il fratello studiava
su un inutile tornio costrutto da lui.
E il mio povero amico accusava il destino
che li tiene inchiodati alla pialla e alla mazza
a nutrire due vecchi, non chiesti.
Cesare Pavese, Fumatori di carta


venerdì 30 giugno 2017

Ma si fece i compagni...

Ma si fece i compagni. Soffriva le lunghe parole 
e dovette ascoltarne, aspettando la fine.
Se li fece i compagni. Ogni casa ne aveva famiglie.
La città ne era tutta accerchiata. E la faccia del mondo
ne era tutta coperta.. Sentivano in sé
tanta disperazione da vincere il mondo.
Cesare Pavese, Fumatori di carta



giovedì 29 giugno 2017

Era giunto a Torino

Era giunto a Torino 
un inverno, tra lampi di fabbriche e scorie di fumo;
e sapeva cos'era lavoro. Accettava il lavoro
come un duro destino dell'uomo. Ma tutti gli uomini 
lo accettassero e al mondo ci fosse giustizia.
Cesare Pavese, Fumatori di carta


mercoledì 28 giugno 2017

Imparò a lavorare nelle fabbriche...

Imparò a lavorare nelle fabbriche senza un sorriso. 
Imparò a misurare  sulla propria fatica la fame degli altri, 
e trovò dappertutto ingiustizie. Tentò darsi pace
camminando, assonnato, le vie interminabili 
nella notte, ma vide soltanto a migliaia i lampioni 
lucidissimi, su iniquità: donne rauche, ubriachi, 
traballanti fantocci sperduti.
Cesare Pavese, Fumatori di carta


lunedì 26 giugno 2017

Li ebbe un tempo i compagni...

Li ebbe un tempo i compagni e non ha che trent' anni.
Fu di quelli di dopo la guerra, cresciuti alla fame.
Venne anch'egli a Torino, cercando una vita,
e trovò le ingiustizie. 
Cesare Pavese, Fumatori di carta




sabato 24 giugno 2017

Questi poveri ottoni...

Questi poveri ottoni son troppo sovente ammaccati:
contadine le mani che stringono i tasti,
e le fronti, caparbie, che guardano appena da terra.
Miserabile sangue fiaccato, estenuato
dalle troppe fatiche, si sente muggire
nelle note e l'amico li guida a fatica,
lui che ha mani indurite a picchiare una mazza,
a menare una pialla, a strapparsi la vita.
Cesare Pavese, Fumatori di carta

venerdì 23 giugno 2017

Mi ha condotto a sentir la sua banda...

Mi ha condotto a sentir la sua banda. Si siede in un angolo
e imbocca il clarino. Comincia un baccano d'inferno.
Fuori, un vento furioso e gli schiaffi, tra i lampi, 
della pioggia fan si che la luce vien tolta, 
ogni cinque minuti. Nel buio, le facce
danno dentro stravolte, a suonare a memoria
un ballabile. Energico, il povero amico 
tiene tutti, dal fondo. E il clarino si torce, 
rompe il chiasso sonoro, s'inoltra, si sfoga
come un'anima sola, in un secco silenzio.
Cesare Pavese, Fumatori di carta




martedì 30 giugno 2015

Ora che ho visto cos'è guerra...

"Ora che ho visto cos'è guerra, cos'è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: "E dei caduti che facciamo? Perchè sono morti? Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero."
Cesare Pavese, La casa in collina

venerdì 5 giugno 2015

Masticando pensavo all'incontro...

"Masticando pensavo all'incontro, alla cosa accaduta. Più che di Cate m'importava del tempo, degli anni. Era incredibile. Otto, dieci? Mi pareva di avere riaperto una stanza, un armadio dimenticati, e di averci trovato dentro la vita di un altro, una vita futile, piena di rischi. Era questo che avevo scordato. Non tanto Cate, non i poveri piaceri di un tempo. Ma il giovane che viveva quei giorni, il giovane temerario che sfuggiva alle cose credendo che dovessero ancora accadere, ch'era già uomo e si guardava sempre intorno se la vita giungesse davvero, questo giovane mi sbalordiva. Che cosa c'era in comune tra me e lui? Che cosa avevo fatto per lui? Quelle sere banali e focose, quei rischi casuali, quelle speranze familiari  come un letto o una finestra - tutto pareva il ricordo di un paese lontano, di una vita agitata, che ci si chiede ripensandoci come abbiamo potuto gustarla e tradirla così."
Cesare Pavese, La casa in collina

mercoledì 13 maggio 2015

Una donna che non sia una stupida...

"Una donna che non sia una stupida, presto o tardi, incontra un rottame umano e si prova a salvarlo. Qualche volta ci riesce. Ma una donna che non sia una stupida, presto o tardi trova un uomo sano e lo riduce a rottame. Ci riesce sempre."
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 3 agosto 1937

domenica 10 maggio 2015

L'unica gioia al mondo è cominciare...

"L'unica gioia al mondo è cominciare. E' bello vivere perchè vivere è cominciare, sempre ad ogni istante. Quando manca questo senso - prigione, malattia, abitudine, stupidità-, si vorrebbe morire."
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere 23 novembre 1937

venerdì 17 aprile 2015

Noi non andremo verso il popolo...

“Noi non andremo verso il popolo. Perché siamo già popolo. Andremo se mai verso l’uomo. Perché questo è l’ostacolo, la crosta da rompere : la solitudine dell’uomo, di noi e degli altri. Il nuovo stile sta tutto qui. E, con questo, la nostra felicità. Sapevamo e sappiamo che dappertutto, dentro gli occhi più ignari e più torvi, cova una carità, un’innocenza che sta in noi condividere." 
Cesare Pavese. Ritorno all'uomo in Unità 20/05/45

venerdì 27 marzo 2015

E' una vecchia sapienza...

"E' una vecchia sapienza, ma fa piacere averla riscoperta. Credi solo all'attaccamento che costa sacrificio: tutto l'altro è, nel migliore dei casi, retorica.
Del resto Cristo - il nostro divino modello - non pretendeva meno dagli uomini.
Da chi non è pronto -  non dico a sacrificarti il suo sangue, che è cosa fulminea e facile - ma a legarsi a te per tutta la vita (rinnovare cioè ad ogni giornata la dedizione) - non dovresti accettare neanche una sigaretta."
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere - 11 giugno 1938

martedì 3 febbraio 2015

Non ci si libera di una cosa evitandola...

"Non ci si libera di una cosa evitandola, ma solo attraversandola."
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

sabato 4 ottobre 2014

A ripensarci, le sento belle...

"A ripensarci, le sento belle. Se leggo quei giorni, soltanto, capisco com'ero a terra. Nel ricordo si godono specialmente i periodi che, a viverli, parevano intollerabili. Niente va perduto. Il disagio, il disgusto, l'angoscia acquistano ricchezza nel ricordo. la vita è più grande e piena di quanto sappiamo."
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

venerdì 4 luglio 2014

Una beffarda legge...

"Una beffarda legge della vita è la seguente: non chi dà ma chi esige, è amato. Cioè, è amato chi non ama, perchè chi ama dà. E si capisce: dare è un piacere più indimenticabile che ricevere; quello a cui abbiamo dato, ci diventa necessario, cioè lo amiamo.
Il dare è una passione, quasi un vizio. La persona a cui diamo, ci diventa necessaria."
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

giovedì 5 giugno 2014

Torna a parermi...

"Torna a parermi di non far altro che presentare degli stati d'animo. Torna a mancarmi dinnanzi il giudizio di valore, la revisione del mondo."
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

sabato 18 gennaio 2014

La massima sventura è la solitudine

La massima sventura è la solitudine, tant'è vero che il supremo conforto - la religione - consiste nel trovare una compagnia che non falla, Dio. La preghiera è lo sfogo come con un amico. L'opera equivale alla preghiera, poichè mette idealmente a contatto con chi ne usufruirà."
Cesare Pavese, il mestiere di vivere 15 maggio 1939